Piccoli tagli nelle nuvole.

Ho provato ad iniziare in modi diversi questo post ma nessuno mi convinceva più degli altri, e quindi penso che esprimere questa mia indecisione sia la maniera più opportuna per aprire questa nuova pagina del mio diario.
Ho provato a scrivere in diversi luoghi, otre che modi, e per mia fortuna il posto ideale per buttare giù qualche riga sono riuscito a scovarlo.

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Mi sono seduto lungo la chilometrica scrivania che costeggia le vetrate oscurate della biblioteca universitaria pensando di riuscire a studiare per i primi esami; ma oggi i pensieri mi sfuggono dalla mente in maniera troppo rapida e la concentrazione non sembra passare dalle mie parti. Un posto quasi surreale; ecco come lo definirei. Un’atmosfera ovattata, che chiudendo gli occhi ti dona l’illusione della prima giornata di neve dell’anno; il bianco della lunga schiera di tavoli su cui gli studenti cercano di memorizzare tutte le parole dei loro libri. E io, qui senza compagnia, a ragionare di quello che è la mia esistenza.
Eviterei di fare il sofisticato, ma oggi in modo particolare, mi sembra un ottima occasione per riflettere. Un momento ideale per ragionare su molteplici aspetti della mia nuova vita universitaria.
Ho preso la giusta decisione nell’indirizzo universitario? Quali sono le persone che voglio al mio fianco durante questa lunga avventura appena iniziata? Mi sto impegnando abbastanza o potrei provare a lavorare più duramente?
E con lo scorrere di questi interrogativi osservo tutte le persone che mi circondano. Chi davvero ha l’obiettivo di imparare qualcosa dai fogli di carta rilegati e chi, come me, in questo momento ha il pensiero che vola oltre il vetro e la cupola di nuvole che ricopre il cielo e oscura il sole autunnale.
La causa di tutta questa inettitudine alla vita oggi penso di doverla ricercare in una terza persona. Quella che, fino ad una manciata di giorni fa, aveva rappresentato un piccolo raggio che riusciva a passare oltre a questa coltre di nubi. Quella in cui, per quanto possa essere stato poco il tempo passato insieme, avevo riposto, come in uno scrigno, la mia speranza.
I fatti accadono. Il resto del mondo continua a girare senza sosta e questo è solo un graffio rispetto alle ferite passate, ormai quasi rimarginate. Ma, nonostante sia insignificante, ti procura quel minimo dolore che ti ricorda della sua presenza. In fondo sono questi piccoli tagli che riescono a formarti, rafforzandoti ancora prima che il minimo dolore sia passato.

Love u, D.

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