Lo spazio opprimente

Vi siete mai chiesti “ma io cosa ci faccio qui?”. Una domanda ricorrente nella mente di un ventenne, immagino, ma del tutto giustificata a mio avviso. Per studiare meglio mi sposto quasi sempre in biblioteca, il luogo prediletto dagli universitari per (far finta) di stare sui libri, lontani dalle distrazioni casalinghe e dalle urla della famiglia al suon di “non fai nulla tutti il giorno”. In realtà non puoi farci nulla se il lavoro dello studente richiede ore e ore fermo su una sedia. All’andata prendo sempre la navetta che da casa mia mi scarica davanti al parco dell’aula studio. Il ritorno sono solito a farlo a piedi, un po’ perché non ho voglia di guardare gli orari del pullman, un po’ perché mi piace, nonostante il freddo invernale, passeggiare con la sola compagnia della musica.Processed with VSCOcam with b5 preset

Stile di Patrick Murray di Looking: camicia nerd, felpa con zip, entrambe le mani nelle tasche della giacca e zainetto in spalle; cuffiette alle orecchie con l’album di Banks; passo svelto per non dover stare troppo al freddo di fine gennaio; mente completamente altrove.
“Cosa ci faccio ancora qui?”. Forse è questa la domanda esatta che mi sono posto. Un mondo di possibilità all’esterno e io ancora rinchiuso in questa provincia torinese che sento sempre più opprimente sulla mia testa. Cosa mi tiene ormai legato a questo luogo oltre agli affetti personali, che grazie alle tecnologie del 2015 possono rimanere saldi anche a distanza. Un mondo in completa mobilità grazie ai trasporti di ultima generazione, e io ancora qui a fare a piedi il percorso biblioteca-casa. Dove sta l’avventura? Sicuramente non qui.
Guardo sempre più questi posti, queste piazze, questi viali con tristezza e malinconia per posti che non ho mai visto o vissuto. In questo momento l’unica cosa che vorrei fare è scappare. Magari non da solo, ma comunque scappare in qualche posto lontano. L’ambito sogno americano mi attrae come una calamita e prima o poi penso che non potrò fare a meno di assecondarlo. Biglietti solo andata per New York, San Francisco, qualsiasi posto ricco di quello che mi manca qui: una prospettiva di realizzazione dei sogni, lavorativi e non.

Forse è arrivato il momento di smettere di piangermi addosso e mettermi in gioco lavorando duramente su quello che voglio che si realizzi un giorno. L’unica soluzione possibile è sicuramente questa.
Spero un giorno di rileggere questo post dal mio appartamento in qualche metropoli di un altro continente.

Un pensiero su “Lo spazio opprimente

  1. Mi fa ridere che i miei concittadini cuneesi vedono Torino come la terra delle opportunità, una metropoli piena di eventi interessanti e molto vivibile. A me fa cagare.
    Tuttavia è relativo: non è garantito che i posti all’estero che percepiamo come pieni di opportunità siano così “welcoming” come ce li aspettiamo. Il grande sogno americano è quello che è, cioè un sogno. Ma se i sogni possono servire da benzina per muoversi verso nuovi obiettivi ben venga assecondarli, ma con ragionevolezza.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...