Unioni civili, sono contento ma sarò felice.

Dovrei essere contento. In fondo è vero che è stato fatto un grande passo avanti in questa Italia rimasta, per troppo tempo, ferma al medioevo riguardo all’argomento della tutela dei diritti della nostra comunità LGBT. Dovrei essere contento perché finalmente qualcuno adesso potrà inginocchiarsi davanti a me, prima o poi, e chiedermi “Cosa ne dici di unirci civilmente?”. Purtroppo però dentro di me non provo ancora quello stato di gioia che mi sono immaginato tante volte quando fantasticavo su questo giorno.
unionicivili Non sono contento perché mi sento ancora trattato come un cittadino diverso dagli altri per tanti, e ancora troppi motivi; il primo di tutti l’insulto velato di cui mi sento oggetto: con l’abolizione dell’obbligo di fedeltà tra coniugi, non fa che tornarmi il mente lo squallido pregiudizio che accomuna la comunità gay con la promiscuità. Perché si è dovuti arrivare al punto di attaccarsi ad un particolare simile per poter approvare questa legge? Non mi spiego come i nostri rappresentanti di stato siano arrivati a partorire una clausola così meschina nei nostri confronti. È pur vero che, come ha dichiarato Monica Cirinnà, la fedeltà risiede dentro la relazione di coppia e non certamente in una legge; quello che non mi spiego è come qualcuno possa perdere del tempo a pensare cavilli simili che servono soltanto a distanziare le unioni civili dal matrimonio così detto tradizionale. Se poi parliamo dell’abolizione di quel contentino chiamato “stepchild adoption“, creato soltanto per regolamentare una situazione che già esiste nel nostro stato, mi sale una grande tristezza. Non sono padre, ma posso immaginare il senso di sconfitta per tutte quelle famiglie arcobaleno che in questo periodo di discussione hanno creduto fino in fondo di potersi vedere riconosciuti dei diritti che dovrebbero spettare loro senza indugi. Correggo la mia affermazione, non sono ancora padre, ma uno dei miei desideri più grandi è poterlo diventare. Spero che quando accadrà queste discussioni siano lontane anni luce.
Sono contento perché con oggi si inizia un nuovo capitolo della storia di questo paese, dove non mi sento più un cittadino di serie B, ma soltanto di A-. Rimaniamo un passo indietro a tanti paesi civili, ma siamo pur sempre un passo avanti rispetto al vicino 2015. Grazie Monica Cirinnà, e grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questa legge, non perfetta, ma comunque una legge che finalmente fa capire alla nostra comunità che anche noi omosessuali meritiamo il riconoscimento del nostro amore. Possiamo dire tutti quanti di aver assistito ad un pezzo di storia che ha cambiato profondamente la vita di centinaia di cittadini, e di questo sono davvero fiero.
Sarò felice quando le parole matrimonio, adozione, e uguaglianza saranno effettivamente estese a tutti i cittadini, compreso me. Quanta paura potranno mai fare questi tre vocaboli che ai miei occhi sembrano così semplici? Questa legge è un punto di inizio, da qui inizieremo a costruire il nostro futuro, non solo della comunità LGBT ma di tutti quanti.

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